domenica 16 febbraio 2014

Algeria 2013 - 2014

                       I dromedari ed i fucilieri di Timimoun


L'itineraio algerino

             Lasciata la valle de M'Zab ci dirigiamo verso la provincia di Adrar. Poco prima del tramonto ci fermiamo nella cittadina di El Menea, un anonimo agglomerato urbanistico un po' disordinato. Ci fermiamo all'auberge de jeunesse, pernottiamo nel suo parcheggio come qualche anno fa.


L'auberge de jeunesse

           Stamani c'è un tiepido sole ma l'aria è rigida. In albergo ci sono turisti locali, in maggioranza boy scout con i loro accompagnatori, vorrei fotografarli ma un pulmino si interpone tra il nostro camper e loro oscurandomi la visuale.
             Facciamo un piccolo giro in città per acquistare delle baguette e dei croissant, qui in Algeria sono ottimi come nella migliore tradizione francese. Troviamo la cittadina in un caos di auto, sabbia e polvere; cantieri ovunque che ne aumentano il disordine.
             Oggi abbiamo una vasta area da attraversare, circa quattrocento chilometri di deserto, la strada dovrebbe essere asfaltata o pseudo tale. Prima di lasciare El Menea dobbiamo fare il pieno di gasolio, per tutto il percorso non ci sono stazioni di servizio o approvvigionamento di carburante.
                All'uscita dell'abitato ci lasciamo alle spalle l'antica medina adagiata sopra una collina che domina la valle, noi la visitammo nel 2010. Nella pianura sottostante c'è l'antico cimitero (ancora in uso) che fotografiamo per documentazione.


L'antica medina o cittadella


Il cimitero adiacente all'oasi

            La strada prosegue fino al prossimo incrocio per Timimoun, qui troviamo un posto di blocco ma i militari ci fanno cenno di continuare. Fino ad oggi abbiamo trovato sia gendarmi che agenti di polizia di una gentilezza e disponibilità unica.
              I panorama ci è famigliare, spesso la carreggiata corre parallelamente ad altissime dune ad adeguata distanza per non essere ricoperta dalla sabbia stessa. A volte il paesaggio è piatto per oltre cinquanta chilometri, soltanto una sottile linea di asfalto scuro che si perde all'orizzonte.


Lunghe linee di asfalto

       Ogni tanto piccoli gruppi di dromedari pascolano pigramente, però quando ci fermiamo per fotografarli, alzano la testa e se ne vanno con il loro incedere sinuoso. Oggi siamo fortunati, un giovane esemplare non sembra spaventato, rimane fermo vicino al camper. Vittorio scende dal mezzo senza movimenti bruschi, tiene in mano dei cetrioli rivolti al dromedario e, questi gli si è avvicinato senza timore.


Il giovane dromedario non sembra spaventato.

             Io scatto foto a ripetizione, sono contenta, Vittorio ride perché anche un altro giovane esemplare si sta avvicinando, forse anche lui sente il profumo degli ortaggi. Sembra facciano a gara a chi spinge di più, sono entrambi buffi perché sembra che tengano sulle labbra due grossi sigari.


C'è chi reclama il suo boccone.


Sono animali simpaticissimi.

            Vittorio risale sul camper per prendere del pane duro che manteniamo per queste occasioni e torna a distribuirlo ai giovani animali che ne mangiano con avidità, quasi a spingerlo come per chiederne ancora.
             Seguito a scattare le foto e non penso a fare delle riprese video, comunque questi giovani animali ci hanno permesso di avvicinarli offrendoci un simpatico spettacolo. Non è la prima volta che qui in Algeria assistiamo a questi "incontri ravvicinati" ma per noi è sempre emozionante.
              Viaggiamo per diverse ore, manteniamo una media oraria molto bassa, tra le fermate per scattare le foto, il fondo stradale pessimo e le gincane per evitare le buche, sembra che non arriviamo mai a destinazione; ed allora ci torna in mente il vecchio "adagio" << lo vuoi il deserto?>>


Il manto stradale rovinato

               La strada che segue è piena di cavità di ogni dimensione, districarsi con continui slalom su questa "groviera stradale" non è facile. Verso le ore quattordici arriviamo a M'guiden, un luogo dimenticato da Dio (o come dice un nostro amico sacerdote, dimenticato dagli uomini).


Foto satellitare di M'Guiden

              M'Guiden è un piccolo villaggio che non risulta su nessuna carta geografica (N 29 31 09,9 - E 1  32 47,5). Oltre ad una decina di case, un posto di ristoro per camionisti ed un fortino di gendarmeria con il relativo posto di blocco, non esiste altro. Siamo al confine tra le province di Ghardaia ed Adrar.
                Approfittiamo della sosta per il pranzo, Vittorio scende per vedere se "nell'autogrill" c'è qualcosa da mangiare, poi torna sui suoi passi con due baguette e sorridendo dice: Oggi, affettiamo il nostro prosciutto, là dentro è peggio di una fucina da fabbro.
                  Appena riprendiamo la strada, i gendarmi di turno ci invitano ad andare negli uffici del fortino per far registrare il nostro passaggio. Gli uffici si trovano a circa trecento metri dalla statale e per arrivarci dobbiamo prendere una pista sconnessa. Mentre un agente registra i nostri passaporti sopra un enorme librone, notiamo una bimbetta bionda dalla carnagione chiara come la porcellana, che gioca negli uffici; è la figlia del comandante la guarnigione con il quale Vittorio ha scambiato qualche parola. A pensarci bene questo è un luogo poco adatto per una bimba, Il primo, seppur piccolo centro abitato e ad oltre duecento chilometri, forse è venuta a far visita al papà per le vacanze di fine anno.


La pista per il fortino.

            Ci siamo ricordati che qui nel 2010, un ufficiale del presidio ci aiutò a reperire del carburante, all'epoca non eravamo a conoscenza che in questi quattrocento chilometri non si trovavano pompe di benzina.
                 Oltre la sbarra, l'asfalto improvvisamente diventa liscio come un tavolo da bigliardo, speriamo che duri; a volte ci fa credere che il peggio sia finito ma poi, dopo pochi chilometri ci ritroviamo nel dissesto più completo.Il percorso scorre veloce, non c'è assolutamente traffico, pochissimi i camion, rarissime le auto; ci sono lunghissime fettucce di strada fino all'orizzonte che ricordano il film "Easy Rider".


Bellissimo paesaggio


         Abbiamo percorso poco più di cento chilometri di strada buona, poi sono tornate le buche, ma ormai siamo arrivati a Timimoun, sono le ore diciassette. La stanchezza inizia a farsi sentire, questa mattina siamo partiti molto presto. Prendiamo la via che ci porterà allo storico campeggio "la Palmeraie" speriamo di trovarlo aperto.


Arrivo a Timimoun

       Siamo stati in questa città diverse volte, tuttavia dalla fine degli anni '80 ad oggi questa "capitale del deserto" è cresciuta a dismisura, ma sempre con la sua bella architettura.

                                                                Timimoun


Timimoun è un antico centro carovaniero nel bel mezzo del Sahara, tutto intorno per centinaia di chilometri c’è soltanto deserto. Snodo vitale dove per secoli si sono incrociate le mercanzie, la cultura e le sorti di popolazioni di etnie differenti, una mescolanza arabo-africana  che vanno dai discendenti degli schiavi del mali dalla pelle scura, ai berberi del nord. 
                La cittadina è costruita in stile sudanese, con l’intonaco a squame
                di pesce di un colore rosso “vinaccia”, con decorazioni bianche 
                che ne risaltano l’eleganza. Lo Ksar ovvero la parte antica della 
                città è racchiusa da mura perimetrali ed è adagiata sopra  un
                “plateau” la cui sottostante “palmeraie” la proteggono dalle dune 
                 sabbiose.

 L'intonaco particolare di Timimoun

Una delle porte della città 

           Il campeggio c’è ancora ma è vuoto, nel suo interno l’anziano custode ci da il benvenuto e dopo una rapida contrattazione ci sistemiamo nel solito posto. Purtroppo lo trovo molto trascurato, veramente un peccato perché sistemato a dovere potrebbe essere un luogo bellissimo tra altissime palme e bouganville in fiore. 


Calmping la Palmaraie

         Subito fuori il camping, e sotto la falesia su cui è adagiata la città, un estesissimo palmeto si perde fino al confine fra cielo e terra. Sono passate da poco le ore diciotto ed un timido sole ci offre lo spettacolo del tramonto. Dalla caserma proprio di fronte al campeggio esce un gendarme e ci viene incontro, molto cortesemente ci avverte che questa zona è sotto il vincolo militare ed è vietato fotografare. Gli facciamo notare che non c’è nessun cartello di divieto, lui è desolato e ci dice che è proibito, poi si scusa ancora e ci saluta. Per fare le foto ci spostiamo affinché la caserma esca dal campo visivo della fotocamera. 


Tramonto sul palmeto

        Torniamo sul camper, io inizio ad aggiornare il mio diario mentre Vittorio passa le foto al computer per sceglierne qualcuna da inviare agli amici insieme alle impressioni di viaggio, ce ne sono di molto belle, ma vorremmo mandarne anche qualcuna per far vedere il percorso pieno di buche. La giornata sta volgendo al termine, giusto il tempo di cenare ed andare a dormire. Intanto nel campeggio dal rumore che si sente deve essere arrivato qualche altro cliente.
         Questa notte abbiamo dormito saporitamente, ed un poco di pioggia ci ha cullato ulteriormente. Tutto intorno c’è il silenzio più assoluto, nel cielo c’è ancora qualche nuvola grigia, ma con l’aurora si stanno colorando di un rosso acceso.


 L'aurora dopo la pioggia.

         Dopo colazione lasciamo la nostra postazione e ci addentriamo nell’abitato, ancora non abbiamo deciso se andare nella Sebka (antichi villaggi fortificati abbandonati) o rimanere in città.  Uno degli antichi accessi alla vecchia Timimoun sta proprio dietro l’area del campeggio. Le porte della medina sono archi intonacati di rosso, da dove partono le strade sabbiose che si snodano in piccoli ed ombrosi vicoli. Sulla via principale un folto gruppo di uomini indossano jellabiya bianchi, candidi come i loro copricapo, sono armati di vecchi fucili, mentre altri portano tamburi. Vedemmo una cosa del genere nel lontano ’89, allora si trattava della festa del “Mouloud” ovvero la nascita di Maometto.


Il corteo dei fucilieri.

        Vittorio torna in fretta nel campeggio per prendere la telecamera, io rimango vicino ai “fucilieri” insieme ad una piccola folla di gente locale; c’è anche una giovane coppia di turisti dalla carnagione chiara che parlano arabo, forse sono di Algeri.
I suonatori iniziano a “picchiare” sui tamburi mentre i fucilieri porgendo le mani in avanti a formare una conchiglia iniziano a pregare. Una preghiera propiziatoria prima di iniziare la manifestazione.


I suonatori aprono la sfilata

                                                                  Il Baroud

       Questo evento il Baroud, non è nient'altro che una cerimonia per acclamare ed accogliere un avvenimento di grande interesse come la natività del Profeta, la visita di una persona importante (un presidente od altro), oppure come questa volta, per le festività di fine anno.
        Il "barud" è una danza accompagnata da canti corali che culmina con colpi di fucile sparati in aria od in terra (i fucili sono armi antiche e non armi moderne).
       Si tratta di un gruppo di fucilieri che sfilano in parata nelle stradine sabbiose della città, scortati da suonatori di tamburo. Tutti insieme intonano canti ritmati e ripetitivi, ogni tanto si fermano e si dispongono in circolo; al centro quattro suonatori con passi sinuosi simulano un combattimento con altrettanti fucilieri, mentre gli altri cantano e danzano lentamente in tondo. Poi ad un preciso comando, puntano i vecchi schioppi verso terra e fanno fuoco (a salve) con grande fragore. Il tutto si ripete quattro, cinque volte fino ad arrivare in una piazzetta piena di gente.

La danza dei suonatori e fucilieri.

         Terminata la preghiera, iniziano la loro marcia con passo cadenzato intonando un canto. Non vedo arrivare Vittorio, non mi rendo conto che il camping non è poi tanto vicino. Nel frattempo il gruppo inizia a formare un cerchio, la danza continua incessante, interrotta soltanto da un grande “botto” e tanto fumo bianco.
        Lungo la via, le donne ed i bambini più piccoli assistono allo spettacolo dall’uscio di casa. I bambini più grandi affiancano i fucilieri cercando di imitarli, sono consapevoli che tra qualche anno anche loro entreranno a far parte attiva di questa antica tradizione. Vittorio è tornato ed inizia a riprendere le persone che  seguono il corteo che avanza con canti e batter di mani.


Le donne ed i bambini da una parte.

       Balli, canti e spari si ripetono varie volte. Ad ogni fermata il riarmo dei fucili ad avancarica con l’inserimento della polvere da sparo e stoppino diventa un rito, il tutto compattato con la bacchetta. Poi si riparte verso le prossime soste fino ad arrivare alla piazza più grande, la più importante del quartiere. La cornice è un quadro d’altri tempi, seduti in prima fila tanti anziani con i loro volti segnati dal tempo. Sicuramente anche loro un tempo hanno preso parte a queste cerimonie. Di fianco, ancora donne e bambini che attendono l’epilogo della festa.


Generazioni

      Arriva il corteo, i partecipanti iniziano a formare un grande circolo mentre alcune spettatrici emettono i caratteristici suoni con la bocca. Vittorio sale sopra un muretto per riprendere meglio la scena, io scatto le foto dal basso, speriamo vengano bene dato il continuo movimento dei personaggi.
          Iniziano le danze, i fucilieri hanno formato una corona che si muove lentamente in circolo, al centro si alternano suonatori ed altri danzatori, per lasciar posto poi al gran cerimoniere che con movimenti roteanti del suo fucile da gli ordini di preparazione per lo sparo finale.  Il frastuono è enorme ed il fumo investe tutta la piazza, per un attimo non si vede nulla ma con il dilatarsi della “foschia” si nota la soddisfazione di tutti i partecipanti.


 Riprese ravvicinate.


Lo sparo finale.

         Ancora una piccola riunione, tutti insieme per la preghiera finale di ringraziamento, tutto è andato bene, nessuno si è ferito.


Il ringraziamento.

      Oggi per noi è stata una giornata fortunata, inattesa ma tanto sperata. Tutto molto bello. Ieri i dromedari, oggi i fucilieri e domani? Speriamo ancora qualcosa di interessante.

       Per vedere il videoclip della festa   http://www.youtube.com/watch?v=ZkxoxOK0iUE


                                                                                              Anna Maria Rosati

1 commento:

  1. Leggendo l'articolo e guardando le foto, è come stare sul posto.

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